Tra tutti i luoghi e gli itinerari che vi abbiamo proposto, come potevamo non portare sul nostro sito il luogo da cui tutto è cominciato, da dove è partito il nostro progetto, la nostra Canicattì!

Canicattì tra storia e leggenda

Tra tutti i luoghi e gli itinerari che vi abbiamo proposto, come potevamo non portare sul nostro sito il luogo da cui tutto è cominciato , da dove è partito il nostro progetto, la nostra Canicattì? Canicattì è una città storica dell’Agrigentino che oggi conta circa 35.000 abitanti. Nasce in una conca naturale, l'alta valle del fiume Naro, circondata da basse colline, è assai fertile e tradizionalmente vocata alle colture frutticole, famosissima in Italia e nel mondo, la sua Uva Italia.
Vi porteremo presso alcuni luoghi storici e di importante rilevanza culturale , partendo da piazza Dante, passando per i numerosi palazzi nobiliari della nostra città e il centro storico (Borgalino), la Torre dell’orologio e il nostro storico Teatro Sociale.

Chiesa San Domenico e centro culturale


Il nostro itinerario comincia dal cuore della movida canicattinese, Piazza Dante. Sotto la baronia di Filippo II Bonanno, la piazza si arricchì, fra il 1609 e il 1612, di una delle chiese più belle della città, quella di San Domenico, con l'attiguo convento dei padri predicatori o domenicani il quale dal 1613 ha svolto un ruolo importante nella vita culturale, sociale ed economica della città.
All’interno della chiesa, che presenta una pianta a navata unica, si possono ammirare numerose opere attribuite alla Bottega Palermitana del Bagnasco. Dagli anni ‘80 sono iniziati dei lavori di restauro completati negli ultimi mesi del 2017. I lavori hanno interessato il Convento di San Domenico, oggi nominato “Centro Culturale”. All’interno , la moderna scala disegnata dall’architetto Paolo Portoghesi, è ispirata alla forma archetipa dell'albero il cui fusto si assottiglia a ogni piano e dal quale si dipartono rami che sostengono i gradini. La forma evoca, in sintonia con la storia sacra dell'edificio, l'albero biblico della conoscenza, ma simbolizza anche l'intreccio tra vita e sapere che il centro culturale persegue con la propria opera.
La corte è pensata come spazio da adibire a eventi all'aperto e gli unici elementi introdotti sono la fontana e le palme, una sorta di oasi inserita nell'antico claustrum.

Santuario di Padre Gioacchino La Lomia


Sul versante occidentale della collina sovrastante l'abitato si erge, tra faggi e cipressi, il Santuario della B. M. V. della Rocca con l'annesso Convento dei Cappuccini, meta di pellegrinaggi e di itinerari turistici per la presenza delle spoglie del servo di Dio P. Gioachino La Lomia.
Il complesso conventuale sorge dove nel XVIII secolo esisteva un'edicola votiva dedicata alla Vergine, che col passar del tempo è stata progressivamente ingrandita fino a diventare una cappella ed, infine, una chiesa riedificata nel 1796. Nel 1866 fu eseguita dallo scultore palermitano Vincenzo Genovese la statua eponima. Un imponente sarcofago di marmo grigio di Billiemi custodisce i resti mortali dell'insigne religioso. A causa dei continui pellegrinaggi la chiesa si rivelò insufficiente, al punto che nel 1973 iniziarono i lavori di demolizione del vecchio edificio per far posto all'attuale. All'interno della chiesa sono presenti diversi dipinti e opere, di importante rilevanza è il museo presente all’interno e visitabile gratuitamente.

Palazzo di Don Nicola La Lomia

Addentrandoci poi verso il centro storico di Canicattì, stretta tra il muro dell'antico chiostro della Badia e la parete dell'altura rocciosa su cui sorge il Palazzo La Lomia, non porta segni di abitazione alcuna o di vivente aspetto, nè a destra nè a sinistra, sicché nella solitudine e nell'oscurità della notte non c'era nel passato chi sfuggisse ai terrori di allucinanti visioni di terribili fantasmi. E i racconti dettagliati di apparizioni di spiriti, che alcuni di più accesa fantasia facevano, diffondevano maggiormente la paura, tanto che anche i più ardimentosi, calate le tenebre della sera, si guardavano bene dal passarvi. Dalla Vaneddra di l'Incantisimi si gira a destra per la Via Stabile, inerpicandosi sull'altura dove torreggia il Palazzo La Lomia. Un'antica credenza popolare vuole che quivi, sulla collina detta la Vutti, sorgesse la massarla dell'ermo feu di la ficu, la cui solitudine era non di rado violata dalle insidie dei predoni e dalle incursioni dei saraceni, di modo che nessuno voleva andarci a vivere. Il padrone si sarebbe rivolto allora agli abitanti della vicina terra di Casalotti, sguinzagliando i suoi banditori per annunziare a tutti che chiunque si fosse stanziato nel feu di la ficu avrebbe ottenuto mezza salma di terra e gli sarebbe stata garantita l'incolumità della persona., Si sarebbe così formato, secondo la leggenda, in cima alla contrada la Vutti, il primo insediamento urbano di Canicatti con abitanti di Casalotti. Giunti ai piedi del Palazzo, si attraversa un sottopassaggio, noto a tutti come Arcu di don Cola, forma dialettale accorciata di don Nicolò.

Piazza Roma e i suoi Palazzi Nobiliari

Sito in Piazza Roma è uno splendido esempio di architettura barocca fatto edificare dalla famiglia Caramazza nella seconda Metà del XVIII secolo, ma oggi appartenente alla Famiglia Ferro. Nonostante le numerose manomissioni subite nel tempo, l'aspetto esterno si presenta ancora in tutta la sua originaria bellezza. Il prospetto principale è scandito da quattro balconi, sorretti da mensole in pietra di Donato, con ringhiere in ferro battuto a "petto d'oca". Il piano terra ad oggi è adibito ad esercizi commerciali di vario genere. Un altro palazzo che si affaccia in piazza Roma è il Palazzo Chiaramonte Bordonaro. In stile barocco è caratterizzato da un ampio e ricco giardino. È appartenuto all'ultimo feudatario della città, il barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro.

Palazzo Adamo Bartoccelli

Costruito agli inizi del ‘700, Il palazzo, appartenuto al barone Gaetano Bartoccelli, si erge maestoso nel centro storico di Canicattì, in via Cristoforo Colombo. È caratterizzato da una facciata barocca. È composto da due elevazioni, il prospetto principale a schema rettangolare presenta balconcini con ringhiere a “petto d’oca". Dopo anni di incuria, nel 1987 Salvatore e Silvana Cucurullo acquistano il palazzo dagli eredi del Barone Gaetano Bartoccelli e, attenti alla valorizzazione del centro storico ed alla salvaguardia del suo patrimonio artistico – culturale, ne avviano accurati lavori di ristrutturazione e restauro, riportandolo agli antichi splendori. Ad oggi il palazzo ospita eventi socio-culturali e cerimonie private.

Chiesa Madre

I lavori di costruzione iniziarono nella prima metà del secolo XVIII, grazie all'iniziativa del barone Gaetano Adamo e del fratello don Carlo .Nel 1908 fu innalzato l'attuale prospetto, progettato nel 1901 da Ernesto Basile, caratterizzando con la sua bianca ed imponente mole il panorama della città. La Chiesa l'8 dicembre 1965 venne elevata a Santuario del Sacro Cuore di Gesù. La chiesa di stile rinascimentale è dedicata a San Pancrazio di Antiochia, Patrono di Canicattì. L'unica ampia navata a croce latina, si dilata per mezzo delle grandi cappelle laterali ed il transetto, su cui si affacciano le abside quadrate (tre), custodiscono pregevoli opere d'arte realizzate da importanti artisti siciliani.

Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti

La Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, fu edificata dai baroni Adamo nel XVII secolo. Un tempo era sede della Confraternita che assisteva i condannati a morte e i moribondi.
Di questo Chianu di l’Agurzanti si è impadronita la leggenda. Si racconta che un bambino in fasce giacesse abbandonato la notte davanti alla chiesa. Era a tutti noto come lu picciliddru di l’Agurzanti, il quale faceva tenerezza ai notturni passanti; ma, una volta preso in braccio, cambiava sembianze e immobilizzava. A un bidello, detto l’abate Cardiddru, rispose una notte con voce di adulto e scomparve. A un contadino, che lo aveva preso per portarselo a casa, disse con voce e volto di uomo baffuto: «Lassami iri ca m’aspetta ma pa’!». A un altro contadino, un certo Diego Giordano, che si stava recando prima dell’alba in campagna, capitò di peggio, perché ci rimise la vita per la paura. Egli, presolo in braccio e osservatone il volto, aveva appena finito di dire: «Quant’è bieddru stu picciliddru: talè dienti c’avi!», quando si sentì maschilmente ribattere : « E nun ha vistu li scagliuna».

Piazza IV Novembre e Fontana del Nettuno

Piazza IV Novembre era in passato chiamata Piazza Grande, ma anche Piazza della foglia, perchè la caratterizzava il colorito e affollato mercato degli ortaggi. Nel centro campeggia, il monumento a padre Gioacchino La Lomia, il cui corpo riposa, come si è detto precedentemente, nella chiesa della Madonna della Rocca. La statua di bronzo, dovuta alla mano esperta del palermitano Giovanni Rosone, si erge con le braccia tese in umile gesto accogliente.
Su un lato della piazza, si trova uno dei simboli di Canicattì: La Fontana del Nettuno. Eretta nel 1633 la fontana raffigura Nettuno dio del mare, alle cui spalle troneggia la statua della Fama a cui in seguito sono state applicate, inopportunamente, un paio di ali. Il Nettuno è stato sempre chiamato dal popolo Petrappaulo; la Fama, invece, l'angilu. Il nome di Petrappaulo è la storpiatura di pietra che parla, traduzione del lapis loquax dell'epigrafe latina che dichiara che la Fama, scolpita nel marmo, si è fermata e non è potuta andare più in giro a predicare la grandezza del duca Giacomo I Bonanno Colonna; ma, pur così ferma, ne attesta ancor più la gloria, poiché è la stessa pietra che parla, che testimonia cioè la magnificenza del duca. Le immagini di questa fontana sono state adottate come stemma comunale.

Teatro Sociale

Il Teatro Sociale di Canicattì venne realizzato, nel 1889-1908, dall'architetto Ernesto Basile, nello stesso luogo dove sorgeva il convento dei carmelitani. Nel 1927 ospitò Luigi Pirandello con la sua compagnia che, in quell’occasione rappresentarono “ Sei personaggi in cerca d'autore”. Ernesto Basile disegnò un edificio ispirato agli elementi più caratteristici dello stile liberty.

Torre dell’Orologio e Castello

Del castello di Canicattì restano ormai solo pochi ruderi che non rendono possibile immaginare quale ne fosse lo splendore ma un tempo ergeva solitario e maestoso in cima alla collina dove sui suoi pendii scorreva il fiume Naro.
A costruire il castello furono gli Arabi nel IX secolo,per difendere le terre conquistate ma la leggenda narra che fu il Conte Ruggero a renderlo famoso in tutta la Sicilia per avervi trasportato le armi sottratte agli Arabi nella battaglia di Monte Saraceno, per consacrarle all’Immacolata in segno di gratitudine.
Epoca di splendore fu per il castello di Canicattì la prima metà del Seicento. Era il tempo in cui barone della città era il duca Giacomo Bonanno Colonna, uomo colto e letterato.
La Torre dell’orologio di Canicattì, detta anche l’Orologiu, è stata costruita nel 1932 nel luogo dove si trovava una torre pressochè identica a quella attuale, presente sin dalla fondazione di Canicattì, restaurata nel 1766 e abbattuta nel 1929 perchè in pericolo di crollo. Si ipotizza si trattasse della torre campanaria dell’antica Chiesa Madre. Si tramanda che nella torre fosse stato rinchiuso un barone ostile al re,. Per molti anni la Torre dell’Orologio ha scandito lo scorrere del tempo, accompagnando la crescita e l’evoluzione della nostra città.

Casa del Giudice Livatino

Ubicata in via Regina Margherita n.166, è il principale luogo della memoria del Giudice Rosario Angelo Livatino,uomo retto barbaramente assassinato dalla mafia. Nella dimora della famiglia Livatino è possibile ammirare i vari libri, codici, riviste e film in VHS che hanno accompagnato la crescita del piccolo Rosario. Da essi è possibile comprendere come i suoi interessi fossero ispirati ai principi di giustizia e cristianità con un pizzico di sano umorismo. Dal Settembre del 2020 Casa Giudice Livatino entra a far parte dell'Associazione Nazionale Case della Memoria che riunisce le case dove vissero personaggi illustri.